La ferita di Daniela #ansia

 

Mi chiamo Daniela, ma in alcuni momenti della giornata, a volte per giorni interi, non esisto più.
Quando l’ansia mi assale, cancella quella che sono, le sfide che ho vinto, i sogni che avevo, l’amore per il mio compagno, la fiducia nei miei amici. Cancella i successi negli studi, i luoghi che ho visitato, le risate, il sapore dell’ultimo buon bicchiere di vino.
L’ansia cancella ogni cosa. Io non ho più due occhi, un cuore, delle gambe, un lavoro, una casa, degli affetti. All’improvviso io divento solo la mia pancia. La mia ansia si condensa e si manifesta lì. Nausea e crampi. Dolore. Poi segue il respiro affannoso, quel masso sul petto che mi schiaccia, il terrore che accada qualcosa di orribile. La paura di perdere il controllo, il bisogno di mantenerlo senza mostrare a nessuno che sto impazzendo.
E la solitudine, una immensa solitudine e distanza da tutto e da tutti.

Come si fa a spiegare a qualcuno che anche le cose piccole e banali della vita, quando soffri di ansia, diventano come enormi ostacoli da superare? Come si fa a far capire al tuo compagno che vorresti più di ogni altra cosa andare al mare con lui una domenica d’estate, ma la paura è più forte di tutto? Come si fa a rispondere quando lui ti chiede di cosa hai paura?

Un tempo non era così. Ero una donna piena di energia e coraggio, non c’era rischio che non affrontassi, rischio in cui non mi lanciassi. Certo, fallire non mi è mai piaciuto e il mio perfezionismo mi ha spesso complicato l’esistenza, ma ero e mi sentivo una donna forte. Avevo una vita normale.
Uscivo con gli amici, mi innamoravo, viaggiavo. Adoravo prendere il treno da sola e guardare fuori dal finestrino, osservare la gente in autobus, visitare posti nuovi. Tutte cose che adesso mi sembrano dei lontani miraggi perché il pensiero di allontanarmi da casa di soli dieci chilometri mi crea un vero terrore.

La cosa peggiore dell’ansia è che non esisti più e che perdi il contatto con te. E’ dura ritrovarsi dopo, io mi sento sempre un po’ più estranea a me stessa dopo aver avuto qualche crisi di ansia più forte del solito.
L’ansia è dentro di me, come una parte di me contro cui combatto e che cerca di annientarmi. Tutte le mie energie sono spese nel tentativo di resisterle e di non soccombere a lei.
Non ne restano molte altre per godermi le cose della vita, questa lotta continua mi sfianca.

Ricordo il mio ultimo viaggio a Parigi. Ricordo la spensieratezza e la meraviglia che mi riempiva il cuore nel passeggiare per le strade di Montmartre e visitare meraviglie come il Louvre e Notre Dame. Quando ci penso mi prende una grande malinconia, mi sembra di ricordare un’altra vita, un’altra me.
Eppure, mi dico, se sono stata capace di farlo un tempo, posso ancora farlo. Sono sempre io.
Voglio credere che sia così e che giorno per giorno, passo dopo passo, io potrò tornare a vivere come un tempo, anche se nulla potrà mai cancellare la fatica e il dolore di questi anni.
La solitudine.

Ho iniziato a parlare del mio problema con la mia famiglia, gli amici intimi e il mio compagno. Non so se ho fatto bene o male. A volte quando mi aiutano nei miei momenti di fragilità mi sento meglio. Altre volte, più spesso, non riescono a capire il dolore e la paura che le cose più piccole possono provocarmi. In quei momenti mi pento di aver esposto una parte di me così fragile agli sguardi di chi, prima o poi, penserà che sono esagerata o si stancherà delle mie continue follie.

A chi vive quello che vivo io, vorrei dire: non sei solo. Sono sicura che se siamo capaci di provocare tutto questo, siamo anche capaci di combattere e vincere su tutto questo.
Non so come, ma ho fiducia che sia così.

 

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