La Ferita di Cristina #interruzione

 

La mia ferita si chiama interruzione.
Le relazioni amorose nutrono la nostra esistenza, ci danno la spinta per salire anche il gradino più alto della scala della vita. Può capitare, però, che ci facciano sentire bloccati, come se non riuscissimo né a salire né a scendere anche il gradino più basso della nostra scala.

La mia ferita la chiamo interruzione perché è così che me la rappresento. E’ come se nel cuore ci fosse uno spazio con un codice a barre che il mio lettore legge INTERRUZIONE; è una ferita viva, sospesa come un filo di nylon attaccato al soffitto, come una porta socchiusa che nemmeno il vento più forte è riuscito a chiudere.

Ci siamo conosciuti in età adolescenziale, mi son fatta corteggiare per un po’. Lui mi desiderava, io non lo so ma comunque qualcosa è nata. L’ho lasciato dopo poco perché “sei troppo piccola per fidanzarti” dicevano.
Ci siamo cercati per anni, ritrovati in qualche telefonata fugace, in qualche incontro sui muretti di una piazza, incontri al sapore di qualche sigaretta di nascosto dai genitori ma mai più al sapore di un bacio.
Ci siamo ritrovati anche in qualche sua confessione “come te nessuna ma c’è qualcosa che mi blocca”. Siamo sempre stati bloccati da qualcosa o da qualcuno. E lo pensi.
Il tempo fa superare anche le ferite più crude, anche quando lo vedi felicemente fidanzato e poi scopri che ci convive pure con lei, il tempo ti protegge con la rassegnazione. “D’altronde l’importante è che lui stia bene” ti trovi a pensare, sebbene tu bene non ci stia affatto ma ti aiuta ad andare avanti e va bene così.
E lo pensi.

L’Università poi ti porta alla costruzione di un nuovo spazio personale, interiore ed esteriore. Semplicemente cambi, volente o nolente cambi. E possono succedere tante cose, ad esempio ti può capitare di incontrare una persona, quella speciale, quella che desideravi e che le tue amiche ti chiedono di clonare perché effettivamente pochi al mondo come lui. Ed è una nuova storia, un nuovo inizio, un nuovo amore, perché te ne innamori per davvero e dura da 8 anni.
E nel mentre, non lo pensi più.

Ma il cuore a quanto pare non dimentica e certe logiche non le comprende, forse va oltre o forse è limitato perché vive di emozioni. E poi capita che è pure fortunato il cuore, perché inaspettatamente, mentre sei ad una festa con i tuoi amici, la vita, o quella strana combinazione di coincidenze che chiamiamo destino perché non sappiamo che altro nome dare, ti presenta la tua possibilità di colmare l’interruzione.

Lui è lì, di fronte a te e ti cerca, ti desidera.
Ed è più bello di sempre, con quel sorriso pazzesco, ride con gli occhi.
Ed è ancora più bello quando ti dice che la stessa interruzione, la stessa sensazione di sospeso, vive anche in lui.

Ora però c’è un’altra persona nella tua vita, che merita rispetto. Sempre un però. Ma, certe intuizioni, quelle viscerali che non hanno niente a che fare con la ragione, vanno oltre la morale e allora decidi di lasciarti andare, cioè non lo decidi a tavolino, decide il cuore “oggi comando io. Stanotte è tuo, oggi siete finalmente voi”. E voli con le ali della libertà del desiderio, della passione, provando a colmare il tuo desiderio senza tempo, a sanare la ferita dell’interruzione. E non esiste morale che fermi il cuore, va oltre.
Ed è bellissimo.
Succede di nuovo, di nuovo dopo anni.
Ed è bellissimo.

Sempre con mille però e tanto amaro in bocca perché le ferite sono amare, ma è bellissimo. Forse ci sono relazioni destinate a rimanere porte socchiuse ma può arrivare quel vento, sì può arrivare all’improvviso, che non è così forte da chiuderle ma almeno in grado di aprirle, poi magari le richiude perché di fatto fa troppo rumore o troppo silenzio quella porta così in bilico, che non sa cosa lascia, però l’hai sentito quel vento e, anche se per poco, in quella porta ci sei entrata.

Condivido la mia ferita, intima e tormentata, forse insanabile, perché voglio gridare timidamente al mondo che il nostro momento può arrivare, anche quando ci siamo messi l’anima in pace, la nostra possibilità può arrivare. Forse serve coraggio, coraggio di ascoltarsi, di accogliere quella pallina che batte dentro a sinistra. Avere coraggio non è necessariamente fare ciò che è giusto, e poi giusto per chi?
Ciò che ci fa stare bene lo decidiamo noi e se possiamo avere la possibilità di sperimentare un’emozione, quell’emozione lì, forse abbiamo deciso bene, bene per noi.

 

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