La ferita di Claudia #lutto

 

Buona sera, Dottoressa.
Un bellissimo progetto per cui le faccio i miei complimenti! Ho visto il suo post su Facebook […] e ho deciso di partecipare, donando la mia ferita d’amore.

Si tratta del lutto, mai veramente elaborato, per la scomparsa di mio padre, dieci anni fa.
Lui aveva 48 anni, io 19; si trattò di un tumore al polmone che dopo il periodo di regressione -una parentesi bellissima, che i miei genitori usarono per darci speranza- lo portò via improvvisamente dalla nostra vita.

Avevamo un rapporto bellissimo, non convenzionale, che andava al di là dell’amore tra padre e figlia: condividevamo tantissimi interessi e amicizie, ci sostenevamo a vicenda nei nostri progetti creativi, parlavamo di libri, film, musica, storia, sport…
Per me e mio fratello minore era un padre, un maestro, un amico, un eroe, un esempio.
Per me era anche il tramite grazie al quale riuscivo a comunicare con mia mamma, tanto uguale a me eppure tanto diversa, con cui durante l’adolescenza avevo un rapporto conflittuale.

Quando se n’è andato ha lasciato in me una voragine incolmabile, insieme ad una ricca eredità di ricordi, talenti, ambizioni che tutt’oggi mi fa compagnia e allo stesso tempo mi fa dolere la ferita, come un eterno promemoria: lui non c’è più e non tornerà.

Quando ripenso all’ultima volta che l’ho visto, disteso in quel letto d’ospedale che mi guardava con occhi tristi e un po’ spaventati, non riesco a trattenere le lacrime, e la disperazione mi assale oggi come allora. Mio fratello, adesso più alto di me, gli somiglia moltissimo… I suoi occhi sono quelli di mio padre, e in lui c’è tanto anche del suo carattere, così come ce n’è in me.
Questo mi conforta, e mi rattrista: lui è in noi, eppure così lontano.

Nessun buon consiglio, nessuna storia ci verrà più da lui… Non più un abbraccio, il bacio della buona notte, non più quello sguardo intenso che valeva più di mille parole. Ci rimangono le foto, gli scritti, e i nostri tanti ricordi. Ma non passa giorno senza che io pensi a lui.

Mi manchi, babbo, mi manchi da impazzire. Tanto ti ho amato, quanto ora brucia e brucerà sempre la ferita lasciata nel mio animo dalla tua morte.

 

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