La Ferita di Roberta #violenza

 

Buona sera dottoressa, seguo la sua pagina e i suoi post dedicati alla violenza emotiva mi hanno spronato a condividere la mia ferita che appunto è dovuta alla violenza che ho subito per tre anni dal mio ex. Magari può servire a qualcuno.

Premetto che non mi ha mai picchiato e per questo ci ho impiegato anni per capire che il mio dolore era dovuto alla violenza psicologica che subivo, e non alle mie paranoie come mi diceva lui quando mi vedeva piangere.
Ero giovane, ne parlo ora a distanza di anni, perché ci sono voluti anni per capire cosa stava succedendo, per capire che non tutti i rapporti funzionano così.
Avevo 24 anni quando ho conosciuto il mio ex. Sono sempre stata una persona abbastanza insicura, anche se agli altri do l’impressione di essere molto forte e decisa.
Luca mi attraeva perché era sicuro, intelligente, era un bellissimo ragazzo e di spasimanti ne aveva diverse. Il fatto che si fosse interessato a me mi dava la carica, se un tipo così si innamorava di una come me, allora non ero proprio da buttare.

All’inizio mi sembrava tutto bellissimo, lui mi sembrava perfetto, tutto era perfetto, mi sembrava che mi capisse alla perfezione.
Il primo brutto risveglio dalla favola che mi ero creata nella testa è stato quando gli ho parlato delle mie storie precedenti. Reagì malissimo, come se lo avessi tradito e mi trovai a rassicurarlo, per me esisteva solo lui, perché si preoccupava di cose passate?

Da allora ogni volta che un uomo mi guardava, lui mi diceva “vuoi scoparti anche questo?”. Era umiliante, a volte mi arrabbiavo e lui mi diceva che stava scherzando e che se io l’avevo preso sul serio era perché in fondo ci avevo fatto un pensierino, la malizia era la mia e non la sua. Allora non mi sembrava una violenza, anzi mi sentivo in colpa io.

La sua gelosia diventò sempre più forte. La cosa assurda era che non si arrabbiava quasi mai, non è che mi diceva di non fare le cose, come uscire con le amiche, ma riusciva a farmi sentire in colpa se lo facevo. Mi diceva “non mi ami abbastanza, non vuoi passare il tempo con me”, oppure mentre ero via per due ore con le amiche mi riempiva di sms in cui mi scriveva che gli mancavo, che si sentiva solo, che stava guardando il film che invece voleva vedere con me, che si chiedeva se lo amavo davvero e se non era meglio lasciarci… Mi faceva sentire in colpa.

Non era mai violento, non mi ha mai picchiato, non mi faceva paura. Eppure alla fine mi ero ridotta a non uscire più con nessuno, a non truccarmi più, a preoccuparmi solo di lui. Lavoravo e stavo a casa con lui, avevo smesso di andare anche in palestra perché c’erano troppi ragazzi.

Poi ho iniziato ad andare in psicoterapia perché ho cominciato a soffrire di attacchi di panico ed è stata una fortuna perché piano piano sono riuscita a vedere che non esistono solo le botte e i coltelli. Esistono tanti tipi di armi e la sua era la colpa, mi feriva così.

Quando gli ho detto la prima volta che volevo lasciarlo, lui ha minacciato di sputtanarmi sul lavoro raccontando che ero una troia e una pazza. Poi ha minacciato di suicidarsi. Ci sono voluti mesi per convincermi a lasciarlo. Anche in questo caso il senso di colpa mi teneva in trappola.

Alla fine ce l’ho fatta e devo dire grazie alla terapia e anche a due delle amiche che avevo abbandonato ma che mi hanno aiutato lo stesso in quel periodo.
Luca mi ha inviato migliaia di sms finchè non ho cambiato numero. Ho avuto paura che si suicidasse e per mesi ho temuto che si presentasse sul mio luogo di lavoro a fare una scenata. Ma non è successo. La mia fortuna è stata che si sia trovata un’altra fidanzata (anche se mi dispiace per lei).

Adesso ho 33 anni, sono stata sola per molto tempo e da un anno ho una nuova storia. Esco con le amiche, non mi manca mai il rossetto e il mio compagno attuale non mi fa pressioni per questo. Non soffro più di attacchi di panico e ho promesso a me stessa che non permetterò mai più a nessuno di farmi sentire come ha fatto Luca.


Se vuoi donare anche tu la tua ferita, in forma anonima o meno, scrivi una mail indirizzata a marta.grasso.psy@gmail.com, contattami su Facebook oppure qui.

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