terapia dipendenza affettiva

Dipendenza affettiva

La dipendenza affettiva (o love addiction) è un disturbo della sfera emotiva e relazionale caratterizzato dalla totale ed assoluta dedizione nei confronti della persona amata, a discapito dei propri spazi di indipendenza e di tutto quello che non riguardi il partner e la relazione con lui, anche quando si tratti di relazioni violente, dolorose o fredde.

La dipendenza affettiva si esprime a diversi livelli, con caratteristici sintomi a livello cognitivo, emotivo e comportamentale, come questi:
• pensiero costantemente centrato sull’oggetto d’amore
• idealizzazione della persona amata
• preoccupazione costante di perdere il partner
• senso di vuoto, abbandono e solitudine
• sbalzi d’umore
• comportamenti di controllo del partner (es. frequenti messaggi e telefonate) e intensa gelosia
• costante stato d’attesa e difficoltà a prendere decisioni
• continui tentativi di assecondare e compiacere il partner, nel tentativo di ricevere attenzione o approvazione
• perdita dell’autostima

A volte la dipendenza affettiva si associa ad altre patologie quali disturbi dell’umore, depressione, ansia, disturbi del comportamento alimentare, disturbi del sonno, ritiro sociale, impulsività, percezione di sè negativa o disgregata.

Il termine dipendenza può far pensare alla love addicion come ad una patologia individuale, come se fosse il risultato di un tipo di personalità dipendente o molto passivo. A volte è davvero così, ma può anche accadere che si instauri all’interno di una relazione sentimentale fatta di circoli viziosi che rinforzano la condizione di dipendenza. Questo significa che una relazione con specifiche caratteristiche ed in particolari situazioni di vita, può instaurarsi una condizione di dipendenza affettiva anche in una persona che prima non abbia mai avuto problemi di questo tipo.

La dipendenza affettiva è il risultato di un processo interattivo e si sviluppa in maniera progressiva, seguendo una serie di fasi.

  1. La prima è quella della conoscenza con il partner. È il momento in cui avviene l’incastro fra i bisogni affettivi dei partner e che crea l’attrazione fra i due. In altri articoli ho approfondito il tema dell’incastro di coppia.
  2. La seconda fase è quella dell’ambivalenza. C’è un desiderio di proseguire la relazione ma anche una sensazione di fondo che suggerisce che il partner non è la persona giusta. Può darsi che siano già iniziati i litigi, le aggressioni verbali o fisiche, i sensi di colpa, la solitudine, intervallate da momenti di serenità o intenso affiatamento. Se la persona dà ascolto a quell’allarme di fondo, interrompe la relazione. Ma più spesso tende ad ignorare quel segnale, lo nega, dice a se stessa che è solo una sensazione sbagliata, che forse sta esagerando. In fondo c’è il timore di perdere l’altro, che è già sentito come un punto di riferimento. E allora va avanti.
  3. La terza fase è quella dell’auto-inganno intenso, perché l’ambivalenza aumenta e cresce anche l’investimento affettivo nella relazione. L’insoddisfazione è diventata maggiore e spesso amici e parenti iniziano a far notare alla persona la loro preoccupazione per lei. Per questo motivo spesso la persona inizia ad isolarsi dai suoi legami precedenti, proprio nel tentativo di ridurre l’ambivalenza e di riuscire a convincersi che il partner sia la persona giusta. Questo processo è ovviamente non del tutto consapevole ed alimenta il legame di dipendenza verso il partner.
  4. L’esito dell’auto-inganno è l’idealizzazione, quarta fase di questo ciclo interattivo. Il legame di dipendenza è instaurato e il partner è visto in modo idealizzato, come fonte privilegiata di emozioni o sicurezza. Si giustificano i suoi difetti o mancanze, fino quasi a negarli, in modo inconsapevole.
  5. La quinta fase è quella della dipendenza affettiva. Il partner diventa il centro del mondo, tutto passa in secondo piano. L’isolamento diventa sempre più intenso, le emozioni legate alla relazione assorbono tutte le energie della persona. L’angoscia di essere tradita o abbandonata fa da padrona e spinge la persona in una posizione sempre più permissiva e passiva nei confronti delle mancanze o maltrattamenti del partner.
  6. L’ultima fase è quella sintomatica. Se il partner rimane, la relazione andrà avanti e la dipendenza continuerà ad esprimersi con richieste di attenzione e amore, solitudine, controllo dell’altro e angoscia abbandonica. Se il partner invece abbandona la relazione, la persona dipendente affettiva resta imbrigliata in una dinamica di inseguimento e rifiuto che rinforzerà la dipendenza. In ognuno dei due casi, la sofferenza sarà molto intensa.

La via d’uscita dalla dipendenza affettiva è una psicoterapia individuale, basata sugli studi della letteratura scientifica e personalizzata.
Nel mio lavoro con la dipendenza affettiva uso un protocollo terapeutico che ho messo a punto nel tempo e che si basa su dati di ricerca e letteratura scientifica. Ogni intervento è anche sempre personalizzato, perchè ogni persona è unica, come lo sono le sue emozioni, la sua storia ed il suo percorso terapeutico.
La terapia della dipendenza affettiva aiuta la persona a gestire la propria dipendenza, comprendere le origini del suo problema, ricostruire l’autostima e il senso di valore personale.
A volte integro il protocollo terapeutico per la dipendenza affettiva con interventi specifici per il trattamento del trauma da narcisismo e/o sindrome da abuso narcisistico quando la persona sia o sia stata vittima di una relazione affettiva con un partner “narcisista perverso”.

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