Piangere fa bene

Ode alle lacrime

Il pianto è una delle manifestazioni emotive più umane ed istintive che esistano.

Nasciamo piangendo. Se veniamo fuori silenziosamente l’ostetrica o chi di dovere in sala parto ci dà un colpetto per dare il via al nostro pianto, perché così iniziamo a respirare.

Prima che iniziamo ad avere parole per dirlo è col pianto che comunichiamo la fame, la sete, il sonno, il freddo o il bisogno di vicinanza di chi si prende cura di noi.

Il pianto è la nostra salvezza: ci garantisce la sopravvivenza.

Eppure, sebbene non ci sia nulla di più umano ed istintivo, nei confronti delle lacrime ci sono un’infinità di pregiudizi che limitano la nostra libertà di esprimere emozioni attraverso il pianto.

Lo vedo spesso in terapia. Le persone si vergognano di piangere anche davanti a me, anche se davanti a loro, sul mio tavolino, c’è una scatola di veline. I pazienti che si lasciano più andare si preoccupano comunque di consumare i miei fazzoletti e di lasciare senza quelli che arriveranno l’ora successiva.

Non c’è differenza di età e sesso: giovani, adulti o anziani che siano, donne o uomini, le persone che si siedono di fronte a me per parlarmi dei loro dolori non sono a loro agio con il proprio pianto. Alcuni lo riconoscono, altri non se ne accorgono e sono io a farlo notare loro. A volte cercano di trattenersi, o contenersi, altre volte ironizzano per sdrammatizzare, altre ancora si insultano e si danno dei lagnoni, lamentosi, stupidi, si scusano con me se si stanno piangendo addosso, mi rassicurano che sia solo un momento, si preoccupano che io non li reputi passivi o deboli.

Ma le lacrime sono perle, e non solo nella stanza di terapia.

Le lacrime sono il condensato delle emozioni che proviamo in quel momento. Le ricerche dicono che la composizione chimica delle lacrime vari a seconda dell’emozione che le provoca[1], tanto che i ricercatori credono che servano ad eliminare le sostanze chimiche che il nostro organismo produce in risposta a stress e traumi, aiutandoci a prevenire infarti e malesseri.

Le lacrime ci fanno scaricare tensione emotiva scaturita da paura, tristezza, commozione, divertimento, come se fossimo una pentola a pressione: piacevoli o meno che siano le nostre emozioni, devono uscire altrimenti rischieremmo di esplodere.

Le lacrime liberano dal dolore molto più di quanto faccia la rabbia. Sì, perchè noi esseri umani abbiamo solo questi due modi per far uscire il dolore, ma con una grossa differenza. La rabbia è rumorosa, chiassosa, copre il dolore, camuffa e distorce il messaggio originale. Certamente permette di allentare la tensione emotiva ed effettivamente quando inveiamo contro qualcosa o ce la prendiamo con qualcuno può darsi che ci sentiamo meglio subito dopo. Ma questo non funziona a lungo termine, perché la rabbia chiama rabbia: attiva nell’altro una reazione di difesa o di attacco, in ogni caso non lo apre alla comprensione verso di noi. La rabbia è un messaggio troppo cifrato perché gli altri ne comprendano la vera natura (dolore), e così finiamo per sentirci addolorati, arrabbiati e anche isolati o incompresi.

Non solo. La rabbia ci allontana dal comprendere i nostri bisogni, dal prenderci cura di noi, non mette nemmeno noi stessi in una posizione di ascolto ed accoglienza di quello che proviamo. Del resto, non si conforta chi è arrabbiato, al massimo lo si lascia sbollire… Piangere ha l’effetto di liberare comunque la tensione emotiva, ma a differenza della rabbia può avvicinarci agli altri e anche a noi stessi.

Le lacrime sono un dono che puoi fare a chi ti ama e chi ti ama probabilmente ti sarà grato per questo dono.

È vero, alcune persone sono a disagio nel vedere gli altri piangere e questo in genere accade a chi non è a suo agio con le proprie lacrime o a chi crede che di fronte al dolore altrui si debba necessariamente dire o fare qualcosa che risolva i motivi per cui l’altro è sofferente. Ma la natura delle lacrime ci suggerisce che non dovrebbe essere così: nel loro percorso da dentro a fuori sta il loro potere che si libera (e ci libera) semplicemente nel fluire.

Più di ogni altra cosa, le lacrime sono soprattutto un dono che puoi fare a te, lasciando che venga fuori quello che provi, accogliendolo così com’è, rispettandolo per quello che è, senza giudicarti, senza volerlo cambiare, senza contenerti o controllarti, semplicemente dando diritto di cittadinanza a quello che senti.

Un grandissimo psicoterapeuta di nome Michael White ha espresso un pensiero che ho trovato semplice e potentissimo e che per questo uso costantemente in terapia: “se piangi solo dentro, e non fuori contemporaneamente, annegherai la tua forza”. E questo accade perché quando impari ad esprimere quello che provi impari anche a prenderti cura di quello che provi.

Per questo, Ode alle lacrime!

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NOTE

[1] Maurice Mikkers, un fotografo olandese con una formazione in campo medico-scientifico, ha osservato centinaia di lacrime al miscroscopio, nel progetto The Imaginarium of Tears, e ha immortalato la differenza che c’è fra lacrime di rabbia, di cambiamento, di gioia, di commozione, di tristezza, ecc. Ti consiglio di guardare le suggestive immagini sul suo sito.

 

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