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Comunicato: presa di posizione pubblica in merito al Congresso delle Famiglie veronese

In quanto professionista psicologa e psicoterapeuta familiare non posso restare in silenzio di fronte a quanto sta accadendo in questi 3 giorni. Tutti saprete che da ieri sta avendo luogo il cosiddetto Congresso Mondiale delle Famiglie a Verona, evento volto a promuovere una visione antica ed antiscientifica della realtà relazionale e familiare.

Non si può restare in silenzio e astenersi dal prendere una posizione netta, chiara ed inequivocabile, perchè, come recita l’articolo 3 del Codice Deontologico degli Psicologi recita: “Lo psicologo considera suo dovere accrescere le conoscenze sul comportamento umano ed utilizzarle per promuovere il benessere psicologico dell’individuo, del gruppo e della comunità”.

Alle posizioni sostenute da un ristretto (ma purtroppo influente) gruppo di promotori del Congresso veronese, fondate su pregiudizi, costrutti personali e giudizi morali del tutto privi di validità scientifica, bisogna rispondere con dati di ricerca e letteratura scientifica portata avanti da Università, organismi internazionali di tutela e promozione della salute, associazioni scientifiche di studio e ricerca che da anni si occupano di famiglie e genitorialità.

La letteratura scientifica internazionale dice chiaramente che non esista alcuna forma naturale di famiglia. La cultura evolve insieme all’umano e ad oggi da un punto di vista scientifico non si può più parlare di famiglia, come se si trattasse di un organismo che non subisce cambiamenti culturali e sociali. Alla famiglia intesa nella concezione tradizionale (madre-padre-bambino) si è aggiunta una molteplicità di altre famiglie: quelle separate o divorziate, quelle monogenitoriali (con unico genitore), quelle ricomposte (genitori con figli nati da precedenti unioni), quelle arcobaleno (famiglie con genitori omo/bisessuali o transgender). E molte altre ne vedremo nascere nel tempo, perchè i cambiamenti culturali sono inarrestabili, che piaccia o meno.

Non sono precisazioni retoriche o teoriche, perchè chiudere gli occhi di fronte alle nuove realtà che esistono già da molti anni (e a cui solo ultimamente si inizia a riconoscere una dignità) significa creare stigma e discriminazione, significa mettere a rischio i diritti umani e civili delle persone, significa incitare alla violenza e alla marginalizzazione di un mucchio di persone. A cominciare dai minori, figli di nuove famiglie e che rischiano di trovarsi ad essere discriminati, presi in giro, stigmatizzati, come accadeva ad esempio appena vent’anni fa quando i divorzi non erano così diffusi come oggi ed avere i genitori separati generava imbarazzo e vergogna.

E’ proprio pensando all’infanzia, più che all’età adulta, a quell’infanzia che i movimenti conservatori sostengono di voler tutelare, che sento di dire a gran voce che la letteratura scientifica ha da tempo abbandonato una visione tradizionale secondo cui le funzioni genitoriali siano necessariamente materne e paterne.

“La ricerca psicologica ormai afferma con forza che il benessere dei bambini e il loro sviluppo è strettamente connesso alla protezione che gli adulti sanno fornirgli, nei diversi contesti di vita in cui è inserito. Ancora una volta il legame biologico non è la condizione necessaria, ma la condizione sufficiente consiste nella presenza di adulti disponibili, indipendentemente dal tipo di legame, dalla situazione, dal genere, dall’età, dal colore, dalla cultura di appartenenza, dalla religione, dal credo politico.” [1]

Altrettanta letteratura e ricerca internazionale ha chiaramente evidenziato che non esista alcun pregiudizio per il sano sviluppo psicologico del minore che viva in una famiglia omo/bisessuale o transgender. Per un approfondimento, clicca qui. [2]

Non solo. Lo stesso concetto di genitorialità è da tempo inquadrato in senso ben più ampio come “una funzione che qualsiasi individuo, indipendentemente dall’essere genitore, che si sviluppa fin dai primissimi momenti della vita quando [il bambino], rendendosi conto dello stato della mente dell’adulto che lo sta nutrendo e di cui sente egli stesso di poter soddisfare attivamente i bisogni per il piacere di farlo, prende il cucchiaio e tenta di innestare uno scambio in cui esso è agente di accudimento”. [3]

Pertanto qualunque posizione contraria ai dati di ricerca e alla letteratura scientifica non solo non è da reputarsi valido ma va considerato come anti-scientifico.

Padova, 30 Marzo 2019

Dott.ssa Marta Grasso – psicologa clinica e forense, psicoterapeuta relazionale e familiare

Note

[1] L’articolo scritto dalla prof. Simonelli è interamente disponibile qui.

[2] Tutti i miei articoli su tematiche LGBTQI* sono disponibili qui.

[3] G. Fava Vizziello, Psicopatologia dello sviluppo, Il Mulino, Bologna 2003

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